Alcune riflessioni sulle tasse universitarie

La contribuzione studentesca costituisce una delle entrate principali dell’Università di Palermo, con valori prossimi a 33 MLN € nell’ultimo bilancio di esercizio approvato (quello del 2018), cui si aggiungono circa 7 MLN € di voci ad essa correlate, a fronte di un FFO vicino a 190 MLN € e ad un bilancio complessivo nell’ordine di 250 MLN €. Questo tema richiede un’estrema attenzione da parte del CdA, in quanto un eventuale errore in fase di approvazione delle regole (che ogni anno sono oggetto di piccoli aggiustamenti) può facilmente comportare esposizioni per l’ateneo di diversi milioni di euro ovvero, in senso opposto, un aumento eccessivo del carico per le famiglie (con la possibile conseguenza anche di una perdita di iscritti).

D’altra parte, la difficile condizione economica del nostro territorio, in questo momento ulteriormente aggravata dalle conseguenze del lockdown, impone una continua verifica dell’adeguatezza del sistema di contribuzione alle possibilità dei nostri potenziali studenti e delle loro famiglie.

Prima di entrare nel merito di alcune considerazioni sulle regole vigenti, credo siano opportune alcune precisazioni e qualche dato di comparazione con altre università. In primo luogo, credo vada evidenziato che, a causa del basso livello reddituale medio del nostro territorio, la contribuzione studentesca media dell’Università di Palermo presenta valori molto inferiori rispetto alla gran parte degli atenei italiani, come si vede dalla tabella che segue, in cui sono riportati solo i dati di alcuni grandi atenei:

D’altra parte, tuttavia, è anche opportuno rilevare che la contribuzione studentesca prevista nel nostro ateneo è tra le più alte in Italia a parità di reddito. Uno studente con reddito familiare ISEE di 40.000 € paga un Contributo Onnicomprensivo annuale tra 1.300 € e 1.700 € (a seconda della tipologia di corso di studi) a Unipa, di poco inferiore a 1.000 € a Catania, di circa 1.500 € a Bologna (con aumento fino a 2.200 € in mancanza di determinati requisiti di merito), tra 1.000 € e 1.300 € a Pisa. Per ISEE superiori a 100.000 € si arriva a valori tra 2.500 € e 3.000 € a Unipa, di 1.600 € a Catania, tra 2.200 € e 2.700 € a Bologna, di circa 2.700 € a Pisa.

Accanto alle questioni relative all’entità della contribuzione, un aspetto molto importante è certamente quello della tempistica, su cui forse andrebbero valutate possibili correzioni di rotta. Una delle caratteristiche del nostro sistema rispetto a quelli di molti altri atenei italiani è infatti una certa rigidità dei tempi di pagamento, un tema che in questi anni ha ricevuto molte critiche anche dalle rappresentanze studentesche. Gli studenti devono pagare la prima rata entro il mese di settembre ed il saldo entro la fine di dicembre, con applicazione di more significative in caso di ritardo (con pagamenti comunque consentiti normalmente entro la fine di aprile). In molti altri atenei italiani, invece, si prevedono tre o anche quattro rate per il pagamento, con la possibilità di suddividerlo, senza applicazione di more, fino ai mesi primaverili.

Fermi restando gli importi complessivamente pagati dagli studenti, credo che un intervento che consenta di distribuire i pagamenti su un periodo più ampio potrebbe rappresentare un forte aiuto per le famiglie siciliane, anche considerando che quelle con più di un figlio iscritto in Ateneo devono complessivamente sostenere costi di diverse migliaia di euro. La soluzione su cui credo si potrebbe lavorare è quella della rateizzazione mensile, magari a fronte di un piccolissimo interesse per i costi di gestione del servizio, da azzerare in caso di addebito su un conto corrente. Una scelta del genere non influirebbe a regime sull’entità della contribuzione annuale e comporterebbe solo, nel primo anno di applicazione, una transizione che potrebbe porre qualche limitato problema di liquidità. Nel primo anno si passerebbe, infatti, dall’attuale previsione di incassare un’elevata percentuale della contribuzione nell’anno solare di inizio dell’anno accademico, ad una riduzione di tale incasso a valori prossimi al 50% (ipotizzando otto rate complessive, da settembre ad aprile), per ovviamente recuperare nei primissimi mesi dell’anno successivo. Questa transizione potrebbe determinare una limitata riduzione di liquidità nei mesi finali del primo anno, che le condizioni finanziarie e di cassa dell’Ateneo credo potrebbero facilmente sostenere senza particolari difficoltà. Tale intervento, a fronte di un rilevante aiuto offerto alle famiglie siciliane, potrebbe perfino tradursi in un aumento della contribuzione complessiva, dal momento che la distribuzione del pagamento su un periodo più ampio potrebbe anche indurre qualche giovane in più ad intraprendere gli studi universitari presso il nostro ateneo.

***

L’emergenza COVID-19, inoltre, credo giustificherebbe un ulteriore intervento di dilazione dei pagamenti per le famiglie che possano dimostrare una significativa riduzione delle entrate nei mesi del lockdown o in quelli immediatamente successivi. Per gli studenti appartenenti a queste famiglie si potrebbe prevedere una “traslazione” delle scadenze di pagamento, avviando il pagamento rateale nel dicembre 2020 invece che nel settembre (per completare quindi nel luglio 2021, prevedendo sempre 8 rate), dando così più tempo per “riprendersi” dalle conseguenze negative della sospensione di gran parte delle attività economiche in questi mesi. Rispetto alla situazione attuale, in cui queste famiglie sarebbero chiamate a pagare l’intero importo entro il mese di dicembre (salvo vedere ulteriormente lievitare i costi per l’applicazione di more per ritardato pagamento), si tratterebbe con evidenza di un aiuto abbastanza significativo, con un rinvio complessivo di 7 mesi del pagamento del saldo. Ovviamente tale dilazione non dovrebbe prevedere alcun costo aggiuntivo per gli studenti interessati.

Ancora una volta, andrebbe necessariamente valutata la possibile insorgenza di un problema di cassa in conseguenza del trasferimento all’anno solare successivo di una parte delle entrate da contribuzione studentesca. L’eccezionalità della situazione potrebbe in questo caso giustificare anche il ricorso, ove indispensabile, a strumenti finanziari che, considerando il bassissimo attuale costo del denaro, avrebbero un onere molto limitato per l’Ateneo. Tali oneri peraltro potrebbero essere anche eventualmente coperti con una piccola parte delle risorse destinate alle università nel decreto legge 17 marzo 2020 n.18, che all’art. 100 prevede lo stanziamento di 50 MLN € “al fine di far fronte alle straordinarie esigenze connesse allo stato di emergenza” (di cui circa 1,5 MLN € si può prevedere verranno assegnate all’Università di Palermo).

La dilazione dei pagamenti proposta troverebbe, ritengo, anche un’ulteriore giustificazione alla luce del fatto che, in assenza di interventi a favore delle famiglie, si potrebbe determinare una forte contrazione delle iscrizioni, con conseguenze molto peggiori anche per il bilancio dell’Ateneo (a parte i costi sociali dell’abbandono degli studi da parte di un consistente numero di giovani siciliani).

***

Un ultimo intervento che l’Ateneo potrebbe prendere in considerazione per venire incontro alle esigenze delle famiglie siciliane è un consistente abbattimento della contribuzione richiesta per il primo anno agli studenti che, iscritti ad un’università non siciliana nel 2019/20, si iscrivano ad Unipa nel 2020/21 per la sopravvenuta difficoltà di sostenere i costi della permanenza fuori sede. Un intervento del genere richiederebbe una particolare attenzione per una formulazione non attaccabile sotto il profilo della disparità di trattamento (in particolare, nei confronti degli studenti già iscritti a Unipa e che proseguano il loro percorso nel nostro ateneo), ma la particolarità della situazione attuale e l’applicazione una tantum dell’intervento ritengo possano costituire valide motivazioni per un’azione del genere.

 

E’ ovvio che si possono certamente mettere in campo anche numerosi altri interventi per venire incontro alla difficile situazione di molte famiglie siciliane e sono sicuro che l’impegno e l’attenzione del CdA in questo senso siano già decisamente elevati, ma ritengo che gli interventi qui proposti potrebbero essere oggetto di qualche considerazione.

3 pensieri riguardo “Alcune riflessioni sulle tasse universitarie

  • 10 Maggio, 2020 in 4:27 pm
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    Mi sembrano ottime e condivisibili idee.

    Risposta
  • 13 Maggio, 2020 in 3:35 pm
    Permalink

    Caro Enrico,
    ho letto con interesse il tuo articolo sulla tassazione studentesca, di cui condivido le premesse ma non gli approdi.

    Credo tu abbia bene messo in evidenza un primo aspetto, tra i molteplici che attengono alle “ricadute economiche” della pandemia da Covid-19, e che, direttamente o indirettamente, minacciano di impattare sulla vita della nostra comunità: la sostenibilità, per le famiglie, delle misure di tassazione studentesca attualmente previste da UNIPA, a fronte di uno shock particolarmente severo a carico del tessuto economico e sociale di riferimento.

    Sono certo che converrai con me sull’opportunità di sgombrare il campo da ogni possibile equivoco: ai nostri studenti, attuali e potenziali, che potrebbero risultare a tal punto colpiti dalla crisi economica da giungere a considerare non più accessibile lo studio universitario, dobbiamo fornire indicazioni supportate da analisi che tengano in debita considerazione tutte le variabili disponibili, nel segno della nostra missione di servizio pubblico.

    Il punto, però, è che l’adeguatezza non va misurata, qui solo o tanto, sul risultato immediato da conseguire, cioè l’alleggerimento del carico economico per le famiglie, bensì sul risultato conseguibile alle condizioni date, avuto cioè riguardo ai margini di manovra che risultino ragionevoli e prudenti per chi agisca.

    Saremmo certamente tutti favorevoli ad una tassazione universitaria pari a zero, sul modello di quella applicata in molti ricchi Länder tedeschi; ciò vorrebbe dire essere in condizioni di prosperità tali da potere fare del servizio di istruzione pubblica superiore un servizio universale, in cui il soggetto erogatore possa assorbire i costi pur garantendo standard omogenei (e di buon livello).

    Purtroppo, non credo che tale scenario sia realizzabile nel nostro contesto (almeno in questa fase storica); credo, anzi, che una chiara e condivisibile determinazione politica dovrebbe orientare azioni improntate alla maggiore concretezza possibile per avviare un processo virtuoso, orientato alla messa in atto di azioni che possano dirsi efficaci.

    Solo quanto concretamente realizzabile può, per definizione, risultare efficace, anche se non risolutivo, e, per un ente pubblico che ha come stakeholders primari tutti i propri studenti e dipendenti, ciò che è concretamente realizzabile è solo ciò che risulta improntato a responsabilità.

    Di là dal limite esterno della responsabilità e della prudenza resta, infatti, l’azzardo, la moltiplicazione di aspettative destinate a frustrazione o, peggio, l’inaccettabile trade-off tra il vantaggio immediato di una parte e la non sostenibilità futura dell’intera Istituzione.
    Su queste premesse sono certo converrai senza riserve, anche in ragione dei tuoi trascorsi di componente di Organi Collegiali di governo dell’Ateneo.

    Proverò ad argomentare e sostenere qui di seguito le ragioni che mi inducono a pensare che quanto da te prospettato possa rischiare, involontariamente, di ingenerare aspettative non realizzabili, almeno nel prossimo futuro.

    1 ) Non incertezze ma nubi minacciose circondano la consistenza del FFO del prossimo anno, il che mette in risalto i pericoli, più che i vantaggi, di una proposta quale quella di rimodulazione nel tempo della contribuzione studentesca. Pericoli per gli studenti, innanzitutto, cui si rischia di vendere l’illusione di un accesso agevolato ai corsi di un Ateneo che, nel frattempo finisce in crisi di cassa, come tu stesso paventi, e deve tagliare per sopravvivere.
    2) La rateizzazione della tassazione è una proposta certo suggestiva ma che si addice ad un creditore che non versa in condizioni di vulnerabilità. Nel caso di Unipa, invece, questa opzione implicherebbe il rischio concreto di un buco nel bilancio dell’anno solare in cui si avvia la rateizzazione. Infatti, considerando i dati del 2019, prevedere che la tassazione per il 2020-2021 sia ripartita per metà negli ultimi 4 mesi del 2020 e per metà nei primi 4 del 2021, determinerebbe un crollo delle entrate nel 2020 stimabile in almeno 14 milioni di Euro (qualcosa meno, dunque, della metà del gettito complessivo proveniente dalla tassazione studentesca).
    Un “buco” che metterebbe a repentaglio l’equilibrio del bilancio 2020, ma anche il pagamento delle tredicesime e probabilmente anche degli ultimi stipendi 2020; nel 2021 la situazione verrebbe automaticamente a ri-stabilizzarsi, ma intanto il danno al bilancio del 2020 avrebbe generato strascichi perduranti.
    D’altra parte, non è ipotizzabile che il “buco” possa essere compensato utilizzando risorse a valere sui fondi straordinari previsti dallo Stato, comunque stimabili in pochi milioni di Euro per il nostro Ateneo, ma soprattutto già in larga misura “vincolate” a compensazione delle ingenti spese che la nostra Università sta affrontando per la gestione dell’emergenza pandemica (dagli investimenti per la rete informatica, ai dispositivi di protezione individuale, alle sanificazioni solo per citare le più urgenti).

    3) Il crollo delle entrate da tassazione studentesca per il 2020 determinerebbe una catastrofica impennata dell’Indicatore di Sostenibilità Economica Finanziaria dell’Ateneo, ben oltre la soglia dell’80%, con conseguente crollo del turn-over consentito, impedendo così di assicurare chance di progressione di carriera ai Colleghi Ricercatori e Professori Associati, nonché nuovi ingressi in ruolo.
    Infatti, è evidente che gli eventuali fondi straordinari mai potrebbero essere considerati ai fini del calcolo del predetto indicatore, rendendo inesorabile un blocco del turn-over con la conseguente interruzione di quel percorso virtuoso che l’Ateneo ha compiuto negli anni e che ha consentito di mettere a concorso un numero considerevole di posti.

    4) La proposta di azzerare la tassazione per gli studenti già iscritti in altre Università che “tornano” a Palermo è superata dai fatti, in quanto inserita nella Finanziaria Regionale, approvata qualche giorno fa.

    In definitiva, credo davvero che in nessun caso e per nessuna ragione si possa correre il rischio di una crisi di cassa. Del resto, caro Enrico, ricorderai quando, non più tardi di due anni fa, il CDA, di cui tu stesso facevi parte, si espresse a sfavore della proposta della componente studentesca di prevedere tre rate per il pagamento delle tasse, con una terza rata pari a circa il 20-30% del totale prevista a marzo dell’anno successivo, proprio in ragione dei problemi che quella proposta avrebbe causato all’equilibrio del bilancio dell’anno in corso, nonché alla sostenibilità economico-finanziaria e, quindi, al turn-over consentito.

    Ad ogni modo, sono certo che il CDA di Ateneo, cui mi onoro di appartenere, valuterà con la massima attenzione tutte le possibili iniziative utili a venire incontro alle esigenze dei nostri studenti e delle loro famiglie, al fine di fronteggiare gli effetti della pandemia.
    Qualunque iniziativa potrà, però, ritenersi percorribile solo se attuata dopo la compiuta messa a punto delle misure previste dal governo nazionale in quella medesima direzione (allargamento della no tax area, alleggerimento della tassazione per una fascia più ampia degli studenti), nonché delle indicazioni sulla consistenza del FFO.

    Sinceramente.
    Francesco Vitale

    Risposta
    • 15 Maggio, 2020 in 10:44 am
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      Caro Francesco,
      ti sono sinceramente grato per l’attenzione che hai dedicato al mio intervento e alla proposta in esso contenuta.

      Sono assolutamente convinto, come certamente lo sei tu, che una proposta che non riuscisse a superare il prudente vaglio dell’effettiva realizzabilità non potrebbe nemmeno essere considerata tale e andrebbe piuttosto ascritta tra le irresponsabili uscite nemmeno degne di considerazione.

      Ho tuttavia l’impressione che la tua archiviazione della proposta sia alquanto frettolosa e inciampi in alcuni equivoci che, ad una più attenta valutazione, non potranno sfuggire alla tua competenza da consigliere di amministrazione.

      Il primo e più importante tema che sollevi, evocativo di stagioni molto difficili del nostro Ateneo, è quello del “buco di bilancio” che paventi e che, al contrario, ritengo diventerebbe invece un reale rischio laddove non si prevedessero adeguati interventi quali quelli che ho provato a suggerire. Non posso in questo senso fare a meno di qualche considerazione di natura tecnica, sia pure espressa con la semplicità di un ingegnere privo di specifiche competenze in ambito economico.
      In un bilancio si crea inequivocabilmente un “buco” quando un ricavo, originariamente previsto, non si realizza. Se, ad esempio, a fronte della previsione dell’iscrizione di 40.000 studenti, se ne iscrivessero solo 35.000, si determinerebbe un ammanco di circa 4 MLN €: ecco, quello sarebbe un “buco” di bilancio, determinato da una non corretta previsione. Se invece la previsione del numero di iscritti e della corrispondente contribuzione si rivelasse esatta e, semplicemente, il pagamento delle tasse venisse spostato di qualche mese (trasferendosi, per una parte anche consistente, nell’esercizio successivo) NON si potrebbe in alcun modo parlare di buco di bilancio.
      Come sai bene, infatti, il sistema di contabilità economico-patrimoniale delle università italiane prevede che un ricavo venga rilevato contabilmente ed attribuito all’esercizio al quale l’operazione si riferisce e non a quello in cui si concretizzano i relativi movimenti di incasso (cioè, NON a quello in cui viene materialmente effettuato il pagamento). Nel caso della contribuzione studentesca, in cui il “servizio” prestato dall’Ateneo si intende convenzionalmente distribuito nel periodo 1 ottobre-30 settembre, il ricavo del Contributo Onnicomprensivo pagato da ciascuno studente si attribuisce quindi per i 3/12 all’anno solare di avvio dell’anno accademico e per i restanti 9/12 a quello successivo (vedi ad esempio il Manuale Tecnico Operativo adottato con Decreto Direttorale 1055 del 30 maggio 2019). E questo, evidentemente, in maniera del tutto indipendente dal momento in cui lo studente definisce il pagamento. Che lo studente paghi quindi l’intero ammontare nel mese di settembre, che lo divida su due o più rate o che versi la quota nel mese di aprile successivo, NULLA quindi cambierà in termini di bilancio, se non per la eventuale scrittura di un “credito” relativo alla parte ancora non corrisposta all’inizio del nuovo esercizio.
      Pertanto, il bilancio consuntivo del 2020 non subirebbe alcuna modifica laddove si procedesse nel senso da me ipotizzato e, quindi, il CdA potrà, se lo vorrà, considerare la proposta senza doversi in alcun modo preoccupare di eventuali buchi di bilancio.
      Inviterei piuttosto il Consiglio a valutare con attenzione l’eventualità che, in assenza di adeguati interventi, il numero degli studenti possa subire una contrazione in conseguenza delle difficili condizioni economiche attuali e, allora sì, si determinasse il paventato famigerato “buco”.

      Qualche diversa considerazione si rende invece necessaria con riferimento all’altro tema da te richiamato e, cioè, alla questione del rapporto tra spese fisse ed entrate da FFO e contribuzione studentesca. Nel tuo delicatissimo ruolo di presidente della Commissione programmazione del CdA poni giustamente e responsabilmente la massima attenzione alla necessità di mantenere il rapporto ben al di sotto dell’80%. Fermo restando che siamo ben lontani da quel limite (nell’ultima rilevazione dell’agosto 2019 UNIPA abbiamo raggiunto valori inferiori al 75%, in continua riduzione da almeno cinque anni), è certamente importante monitorare il dato ed escludere qualunque intervento che possa mettere in pericolo l’Ateneo da quel punto di vista. E’ proprio pensando a questo problema che, nel mio articolo, ho fatto riferimento al possibile ricorso a strumenti finanziari e, cioè, all’intermediazione di istituti bancari. Si tratta di un tema che, durante la mia esperienza in CdA cui fai riferimento, insieme agli altri colleghi abbiamo in diverse occasioni proposto, purtroppo scontrandoci con una certa rigidità della nostra amministrazione. Sarebbe infatti molto semplice concordare con qualche istituto bancario l’anticipazione nelle casse dell’Ateneo, a dicembre 2020, delle somme che gli studenti sarebbero chiamati a versare nei primi quattro mesi del 2021, assicurando in questo modo l’incasso entro l’esercizio 2020. Considerando i bassissimi interessi oggi praticati dalle banche e la limitatissima durata dell’esposizione (versamento all’Ateneo nel dicembre 2020, restituzione da parte degli studenti entro quattro mesi) il costo di questa operazione sarebbe davvero trascurabile rispetto all’entità delle cifre in gioco. E’ opportuno al riguardo evidenziare che quando, nell’articolo, richiamavo la possibilità di utilizzare per la copertura dell’intervento una parte delle risorse aggiuntive assegnate agli atenei per la gestione dell’emergenza COVID facevo riferimento a questi limitatissimi costi e non certamente ai diversi milioni di euro il cui incasso sarebbe posticipato di qualche mensilità. Sussistono pertanto tutti gli elementi di garanzia per l’Ateneo che una proposta come quella da me avanzata, purché gestita con competenza ed attenzione, non determini alcun problema in relazione all’indicatore delle spese di personale.

      Laddove si procedesse all’acquisizione tempestiva delle somme grazie all’intermediazione di istituti bancari non si porrebbe con evidenza nemmeno un problema di cassa. Anche in questo caso ti invito però a considerare con maggiore attenzione la consistenza dell’eventuale problema. Come certificato dai Revisori dei Conti nell’ultimo Bilancio di Esercizio approvato, la disponibilità di cassa dell’Ateneo ammontava ad oltre 130 MLN € nel 2018 (non conosco i dati più recenti, che immagino si discostino poco da tale valore). A meno di drammatici crolli avvenuti nell’ultimo anno, pertanto, una momentanea riduzione della cassa per valori dell’ordine di 10 MLN € non potrebbe comunque determinare alcun problema, trattandosi di importi quasi trascurabili rispetto alla consistenza effettiva delle disponibilità. Nessun rischio, pertanto, né per le tredicesime né per tutte le attività istituzionali dell’Ateneo.

      Sono certo quindi che il tempo che separa dall’approvazione delle norme relative alla contribuzione studentesca (che usualmente avviene nel mese di Luglio) consentirà a te e agli altri componenti del CdA di approfondire con maggiore attenzione i temi qui discussi e di rilevare la piena ed effettiva sostenibilità delle proposte da me avanzate, per assumere con più completa consapevolezza le decisioni più opportune nell’interesse convergente dell’Ateneo e dei nostri studenti.
      Ritengo comunque evidente che non ci si possa limitare ad attendere i provvedimenti del Governo. Un Ateneo delle dimensioni del nostro ha il dovere di mettere in campo qualunque strumento possibile per fare fronte alla difficile situazione che stiamo vivendo. In casi come questo un “prudente” immobilismo costituirebbe la massima imprudenza.
      Enrico Napoli

      Risposta

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