Analisi dell’ASN per i Ricercatori Universitari

Il Decreto Ministeriale del 12 Aprile 2019 in corso di registrazione alla Corte dei Conti, che avvia il mini-Piano Straordinario per 676 Professori Associati, costituisce un’ottima occasione per un’analisi complessiva delle Abilitazioni dei Ricercatori Universitari. In questo articolo si forniranno alcuni dati relativi ai soli Atenei Statali, destinatari del nuovo PSA di 10 MLN €.

I dati che vengono qui presentati e discussi sono stati ottenuti confrontando le liste degli Abilitati alla II Fascia (scaricate automaticamente dal sito ASN tramite un apposito script disponibile al termine dell’articolo) con quelle dei Ricercatori Universitari in servizio presso gli Atenei Statali italiani al 31/12/2012 (prima dell’avvio delle prime chiamate di Abilitati) e alla data odierna. Poiché il confronto è stato effettuato attraverso la sola comparazione dei nomi, l’intera analisi è certamente affetta da qualche errore derivante da omonimie (oltre che, in qualche caso, da possibili difformità tra i nomi dei docenti nel sito CINECA dell’organico degli Atenei e quelli delle liste dei candidati all’ASN). I risultati proposti pertanto possono essere utilizzati solo per valutazioni complessive, le quali, ritengo, risulteranno comunque molto poco influenzate dagli errori richiamati.

In primo luogo può essere utile considerare il numero di Ricercatori in ciascun Ateneo al 31/12/2012, confrontandolo con il numero degli Abilitati complessivi nelle tornate 2012-13 e 2016-18 (chiamati e non chiamati alla II Fascia) e con quello dei Ricercatori Abilitati non chiamati alla II Fascia. Il quadro che emerge è molto vario, come si vede dal grafico di seguito riportato, nel quale si è utilizzato il colore blu per indicare il numero originario di Ricercatori, quello arancione per il numero di Abilitati e quello giallo per gli Abilitati non ancora chiamati.

L’estrema variabilità tra le diverse sedi del numero di Ricercatori abilitati è meglio evidenziata nel grafico seguente, in cui è mostrato, per ciascun intervallo di percentuali (dal 35 al 90%), il numero di Atenei in esso rientrante. Il valore medio a livello nazionale è del 61% (poco più di 14.100 abilitati su una popolazione di 23.176 Ricercatori Universitari al 31/12/2012), ma in una decina di Atenei la percentuale di conseguimento dell’ASN tra i Ricercatori è inferiore al 50% ed in una quindicina superiore al 70%. Considerando i 10 Atenei con il più elevato numero di RI (La Sapienza, UNIBO, Federico II, UNIPD, UNITO, UNIMI, UNIPA, UNIBA, Tor Vergata, UNIFI) le più basse percentuali (inferiori al 50%) sono quelle di Bari, Tor Vergata e La Sapienza, mentre solo Bologna e Padova si collocano sopra il 70%.

L’altezza delle barrette dell’istogramma indica il numero di Atenei con percentuali di Ricercatori Abilitati comprese nell’intervallo indicato.

Le ragioni di tale ampia diversità sono molto difficili da individuare. Certamente sarebbe lecito interpretare tale risultato come conseguenza di un diverso livello di “qualità” medio tra i Ricercatori degli Atenei italiani, ma la causa potrebbe anche risiedere nel diverso impegno didattico richiesto ai RI nelle diverse sedi o nel diverso accesso ai fondi di ricerca assicurato. Un’analisi di qualche anno fa di ROARS mostrava una significativa correlazione tra la presenza di commissari di una sede nell’ASN per un dato Settore Concorsuale ed il numero di abilitati di quella stessa sede nello stesso SC e anche questa potrebbe essere una ragione della varietà riscontrata (non essendo, probabilmente, omogeneamente distribuito nemmeno il numero di commissari tra le diverse sedi).

Un ulteriore elemento da osservare è la notevole varietà tra le percentuali di abilitazioni nelle diverse Aree CUN. La percentuale varia tra il 42% dell’Area 6 e l’80% dell’Area 9, corroborando l’ipotesi che il grado di successo nelle procedure di abilitazione sia fortemente influenzato dalle attività diverse da quella puramente scientifica condotte dai Ricercatori (in questo senso, l’attività assistenziale dei Ricercatori di area medica può certamente costituire un forte handicap per le loro possibilità di conseguire l’ASN). Per altre Aree, come la 12, il risultato relativamente basso può essere anche correlato alla più elevata propensione allo svolgimento di attività professionale, necessariamente accompaganata dalla (più) frequente opzione per il regime a tempo definito. Tale differenza tra le Aree potrebbe costituire un’ulteriore ragione della variabilità osservata tra gli Atenei, essendo disomogenea anche la distribuzione dei Ricercatori delle diverse Aree (e in particolare essendo molto disomogenea la presenza di Ricercatori di Area Medica). I 4 Politecnici (Milano, Torino, Bari e Marche) presentano tutti percentuali di successo nell’ASN molto elevate (sopra il 70% per tutti e perfino sopra l’80% per il POLIMI), ma anche questo dato può essere facilmente spiegato con l’elevata concentrazione di docenti di Area 8 e, soprattutto, di Area 9 in questi Atenei.

Percentuali di abilitazione tra i Ricercatori Universitari delle diverse Aree CUN.

Un ultimo importante aspetto da considerare in questa analisi è infine rappresentato dal numero e dalla percentuale di Ricercatori Abilitati NON ancora chiamati alla II Fascia, ottenuti confrontando l’elenco dei Ricercatori delle Università Statali alla data odierna con quelli degli Abilitati dei diversi Settori concorsuali (mentre in precedenza si era presa in considerazione la lista dei Ricercatori al 31/12/2012). Ancora una volta la variabilità è molto marcata, oscillando tra il 5-6% di Trento e Insubria ed i valori prossimi al 60% di Reggio Calabria, Foggia, Bari, Salento, Camerino, con un valore medio del 35,4%. Questo dato rende particolarmente evidente l’iniquità sostanziale del sistema universitario italiano per i propri componenti, essendo le probabilità di ottenere il passaggio alla II Fascia fortemente dipendenti dalla sede presso cui si presta servizio, con un rapporto di probabilità che può superare il valore di 10 nei casi estremi prima richiamati (e probabilmente analoghi risultati si otterrebbero esaminando i passaggi alla I Fascia).

L’istogramma mostra il numero di Atenei con percentuali di abilitati non chiamati comprese nell’intervallo indicato nell’asse orizzontale.

In relazione a questo, un plauso merita certamente la scelta del Ministero di attribuire le risorse relative al piccolo Piano Straordinario Associati in funzione del numero di Ricercatori abilitati presenti nelle diverse sedi, invece di fare ricorso ai cervellotici algoritmi usati in altre occasioni (l’apice venne probabilmente raggiunto nel Piano Straordinario per RTDb previsto nella Finanziaria 2018, una cui analisi è disponibile in un altro articolo di questo blog). Il DM pertanto, forse per la prima volta da moltissimo tempo, introduce una forma di riequilibrio effettivo tra gli Atenei, favorendo quelli che, per ragioni di bilancio, hanno dovuto più fortemente contrarre il numero di chiamate alla II Fascia. D’altra parte, non si può evitare di osservare l’assoluta inadeguatezza dell’intervento previsto, che permetterà di assicurare il passaggio alla II Fascia ad una percentuale del numero di Ricercatori abilitati di poco superiore al 10%.

Per avere una stima del numero di posizioni che verranno assegnate ad ogni Ateneo, si può quindi considerare il numero di Ricercatori abilitati NON chiamati alla II Fascia e calcolare la percentuale di colleghi presenti in ciascun Ateneo. Ribadendo che i dati mostrati sono sicuramente affetti da errori e che pertanto possono essere considerati solo come una stima alquanto grossolana, nella Tabella che segue si riportano i dati relativi a ciascun Ateneo Statale.

 

Documentazione:

Programma Fortran per il download dei dati (Tornate 2012-13)

Programma Fortran per il download dei dati (Tornate 2016-18)

Lista Ricercatori al 31/12/2012

Lista Ricercatori al 24 Aprile 2019

 

3 pensieri riguardo “Analisi dell’ASN per i Ricercatori Universitari

  • aprile 29, 2019 in 1:33 pm
    Permalink

    Carissimo Enrico,

    complimenti per l’analisi fatta. Molto chiara ed utile. Certamente la situazione degli RTI abilitati e non chiamati appare ancora una volta ingiusta, specialmente se paragonata al trattamento degli RTDB. In alcuni casi, come quello del nostro Ateneo forse basterebbe davvero un piccolo sforzo per sistemare la situazione di tutti gli RTDI che hanno conseguito l’ASN nella prima tornata. Questo costituirebbe una iniezione di fiducia ed entusiasmo non solo negli interessati ma anche negli altri Ricercatori sia abilitati che non.
    Speriamo che l’Ateneo ascolti questo appello.

    Risposta
  • maggio 11, 2019 in 5:44 pm
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    Grazie per questa interessantissima indagine! A vostro parere, e’ possibile sulla base di questi dati definire una classifica di merito degli Atenei?

    Risposta
    • maggio 11, 2019 in 6:25 pm
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      Caro collega, sicuramente sarebbe possibile utilizzare la percentuale di successo dei docenti di ciascun Ateneo nell’ASN come parametro di valutazione della qualità della classe docente.
      Tuttavia, credo che si tratterebbe di un esercizio di valutazione molto discutibile, essendo i suoi risultati sicuramente viziati da numerosi elementi, tra i quali i primi che mi vengono in mente sono:
      1) gli Atenei italiani, ormai da molti anni, sono finanziati in maniera diseguale (sulla base di parametri di valutazione secondo me molto discutibili a loro volta) e conseguentemente anche l’accesso ai fondi di ricerca è altrettanto disomogeneo. E’ naturale quindi che i docenti degli Atenei più “ricchi” siano molto favoriti nell’attività di ricerca e si abilitino con maggiore facilità. Anche il contesto economico in cui operano gli Atenei è molto disomogeneo, rendendo molto più facile per determinati Atenei ottenere finanziamenti esterni e, conseguentemente, migliori risultati nella ricerca;
      2) come riportavo nell’articolo, le percentuali di successo sono molto diverse tra le aree CUN e quindi il diverso risultato degli Atenei dipende
      anche dalla specifica distribuzione di docenti tra le aree (ad esempio, nei politecnici la maggior parte dei docenti è di area 9, dove le percentuali di successo sono decisamente superiori rispetto alle altre aree);
      3) la distribuzione dei commissari delle diverse sedi incide sensibilmente sui risultati delle abilitazioni, come mostrato qualche anno fa da un articolo di ROARS.
      In generale, poi, sono convinto che la tendenza a classificare gli Atenei faccia male al sistema e che invece lo scopo degli interventi “centrali” dovrebbe essere quello di assicurare un migliore funzionamento dell’intero sistema. Ma so bene di essere, su questo, decisamente contro la corrente dominante…

      Risposta

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