Iscritti a tempo parziale – Problemi e possibili soluzioni

Molti Atenei italiani, e UNIPA tra questi, consentono agli studenti di optare per un’iscrizione a tempo parziale. Tale scelta comporta, a fronte di una riduzione della contribuzione richiesta, la limitazione (in genere al 50%) del numero di CFU acquisibili in un anno accademico.

L’opzione, in molti casi (ad esempio, nelle Università di Pavia, Milano, Padova e Messina), è riservata a specifiche categorie di iscritti, tra cui ad esempio gli studenti lavoratori, quelli con particolari disabilità, quelli con figli minori a carico o con familiari affetti da specifiche patologie. In diversi altri casi, come nell’Università di Palermo, invece lo studente è lasciato libero di optare per una modalità di iscrizione a tempo pieno o a tempo parziale, senza dovere fornire alcuna motivazione della propria scelta.

Tale modalità di opzione puramente facoltativa, sebbene sia la più frequente negli Atenei italiani (è utilizzata, oltre che dall’Università di Palermo, da quelle di Catania, Roma “La Sapienza”, Bologna, Genova e molte altre), appare culturalmente discutibile in quanto può ingenerare nello studente la convinzione che l’iscrizione ad un corso universitario, anche al di là di specifiche condizioni di difficoltà personale o familiare che rendano necessaria la condizione part-time, possa essere anche un’attività di poco impegno, da potere riservare ai ritagli di tempo lasciati liberi da altre incombenze.

E’ opportuno peraltro evidenziare che su questo tema, oltre alle modalità di scelta da parte degli studenti, interviene anche un altro aspetto e, cioè, l’entità della riduzione della contribuzione associata all’opzione part-time. La maggior parte degli Atenei che lasciano del tutto libera tale opzione prevedono infatti una riduzione abbastanza limitata della contribuzione, così di fatto diminuendo la “convenienza” per lo studente dell’iscrizione part-time e riconducendo quindi in maniera naturale tale scelta ai soli casi di effettiva necessità. Ad esempio, l’Università di Roma “La Sapienza” prevede una riduzione della contribuzione soltanto del 10% per il primo biennio, del 20% per il terzo anno e del 40% a partire dal quarto anno di iscrizione part-time. Altri Atenei prevedono riduzioni comprese tra il 10% ed il 30% (ad esempio, Catania, Cagliari, Tuscia, Torino, Pisa) mentre soltanto pochi portano tale riduzione al valore del 50% come fa l’Università di Palermo (ad esempio, le Università di Bologna e di Genova).

La scelta di UNIPA di lasciare allo studente totale libertà sull’opzione per l’iscrizione part-time e di rendere allo stesso tempo conveniente tale scelta (attraverso la riduzione al 50% della contribuzione annuale richiesta) ha portato ad un’esplosione del fenomeno negli ultimi anni. Esaminando i dati disponibili nel “Portale dei dati dell’Istruzione Superiore” disponibile nel sito del MIUR (http://ustat.miur.it/opendata), si rileva che nell’A.A. 2015-16 gli studenti UNIPA iscritti in modalità part-time avevano raggiunto la cifra monstre di 5.752, a fronte di una popolazione studentesca di 39.968 unità. Considerando che circa un quarto degli iscritti sono fuori corso (per i quali l’opzione a tempo parziale non è ovviamente prevista) e che quindi gli studenti in corso erano circa 30.000 in quell’anno accademico, si raggiunge una percentuale prossima al 20%.

Volendo effettuare un confronto con gli altri Atenei italiani si deve rinunciare alla distinzione tra studenti in corso e fuori corso e considerare l’intera popolazione studentesca (in quanto i dati disponibili sulle richiamate tabelle del sito MIUR non consentono di distinguere tra iscritti in corso e fuori corso). Osservando i dati della Tabella riportata nel seguito si vede immediatamente che UNIPA è al secondo posto in Italia per la percentuale di studenti iscritti a tempo parziale, dopo il Politecnico di Milano in cui si raggiunge il valore estremamente elevato del 28%[1]. Per avere un’idea più completa dell’eccezionalità del fenomeno nel nostro Ateneo è opportuno osservare che solo tre Atenei (oltre il nostro e il PoliMI, quello di Cassino) presentano percentuali di studenti iscritti part-time superiori al 10% e che, tra gli altri, solo 5 Atenei hanno percentuali superiori al 5%. Ben 50 Atenei, d’altra parte, hanno percentuali di studenti iscritti part-time inferiori all’1%, mostrando che tale condizione è in quei casi del tutto residuale ed eccezionale.

Il tema che qui si sta ponendo è importante non soltanto per l’aspetto culturale che prima veniva evidenziato, ma anche per gli aspetti organizzativi e, soprattutto, economici. Lo studente part-time, infatti, ha il diritto di avere mantenuto il proprio Manifesto degli Studi per un tempo “doppio” rispetto a quello regolare e quindi, ogniqualvolta qualche insegnamento o un intero Corso di Studi viene disattivato, è necessario mantenerlo comunque attivo per il tempo necessario a tutti gli studenti part-time per completare la frequenza degli insegnamenti del proprio originario manifesto (e cioè, in generale, per una durata doppia rispetto a quella regolare). E’ evidente che tale circostanza, gestibile con relativa facilità quando gli studenti interessati sono poche centinaia in tutto l’Ateneo (come nella maggior parte delle università italiane), pone invece problemi molto rilevanti quando il fenomeno riguarda ben uno studente su cinque.

Dal punto di vista economico, considerando il valore della tassazione media nell’Università di Palermo (860 € nel 2015-16) e la riduzione del 50% accordata agli studenti part-time, si perviene ad un’incidenza del fenomeno sulla contribuzione complessiva dell’ordine di 2.5 MLN € per anno.

Sulla base di queste analisi mi è sembrato opportuno mettere in evidenza il problema con un’interrogazione in CdA (nella seduta del 28 marzo scorso) e poi con informali comunicazioni, che hanno contribuito ad avviare una riflessione in Ateneo, che auspico porterà ad una diversa regolamentazione del fenomeno.

Una possibile soluzione, tenendo conto delle aspettative ormai fortemente radicate tra gli studenti dell’Ateneo, ritengo sarebbe quella di:

  • mantenere libera la scelta dell’opzione part-time;
  • mantenere pari al 50% la riduzione della contribuzione SOLTANTO per gli studenti a tempo parziale che rientrino in speciali categorie (ad esempio, studenti lavoratori da almeno un anno e con reddito superiore ad una certa soglia; studenti con figli minori di 3 anni o con parenti conviventi non autosufficienti; studenti contemporaneamente iscritti a Conservatori di Musica);
  • limitare al 15 o al 20% la riduzione della contribuzione annuale prevista per gli studenti a tempo parziale che non rientrino nelle categorie del punto precedente.

Penso che una soluzione come quella prospettata potrebbe essere accettata senza troppe difficoltà dalle rappresentanze studentesche e potrebbe ricondurre entro limiti accettabili la presenza di studenti a tempo parziale in Ateneo. Dal punto di vista finanziario l’effetto sulla contribuzione complessiva sarebbe abbastanza rilevante, consentendo prevedibilmente un aumento delle entrate annuali dell’Ateneo di 1,5 – 2 MLN € a fronte di un intervento equo e rispettose delle esigenze degli studenti.

Ateneo Totale

Iscritti

Iscritti

Part-Time

% Iscritti

Part-Time

Milano – Politecnico 39.915 11.220 28,1
Palermo 39.968 5.752 14,4
Cassino 7.659 775 10,1
Camerino 6.053 549 9,1
Torino 64.157 5.696 8,9
Torino – Politecnico 31.210 2.430 7,8
Macerata 9.266 680 7,3
Cagliari 23.077 1.448 6,3
Teramo 5.343 267 5,0
Sassari 11.360 546 4,8
Piemonte orientale 10.617 508 4,8
Bari – Politecnico 9.186 396 4,3
Insubria 8.643 340 3,9
Genova 29.297 1.067 3,6
Roma “La Sapienza” 95.343 2.626 2,8
Verona 21.558 475 2,2
Firenze 50.388 928 1,8
Modena e R. Emilia 20.239 310 1,5
Trento 16.024 210 1,3
Tutti gli Altri Atenei 1.006.387 2.732 0,3
  1. Questo, probabilmente, in conseguenza dell’alto numero di studenti lavoratori in quel contesto e dell’elevatissimo livello di contribuzione richiesta agli studenti, superiore del 30% alla nostra a parità di ISEE e con un valore medio pro-capite molto maggiore del doppio rispetto a quello di UNIPA.

Un pensiero riguardo “Iscritti a tempo parziale – Problemi e possibili soluzioni

  • maggio 14, 2018 in 10:25 am
    Permalink

    Assolutamente d’accordo sul fatto che l’opzione part-time venga ricondotta a situazioni specifiche penalizzanti il tempo che lo studente può dedicare allo studio. La riduzione del 50% delle tasse universitarie è francamente eccessiva, oltre a sottendere “costitutivamente” sia un peggioramento qualitativo del servizio offerto sia una valutazione più accondiscendente dello studente…

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *