Considerazioni sul dottorato di ricerca

La delibera del CdA dell’Università di Palermo relativa al XXXIV ciclo di Dottorato di Ricerca ha preso le mosse da considerazioni, di natura diversa, che credo possa essere utile brevemente richiamare e commentare.

L’aspetto più critico è stato il venire meno per l’Ateneo, dopo un triennio, delle 34 borse finanziate dalla Regione Siciliana. Il bando che era stato emanato dalla Regione su fondi europei ha, infatti, esaurito i propri effetti e non è stato seguito da un corrispondente finanziamento. Tale circostanza ha ridotto a 70 le borse finanziabili sulle risorse disponibili in bilancio, a fronte delle 104 del precedente ciclo. E’ possibile e auspicabile che dal prossimo anno la Regione torni a finanziare un certo numero di borse di dottorato, ma per il ciclo attuale tali risorse non saranno sicuramente disponibili.

A questa situazione critica si è aggiunto l’incremento dell’importo delle borse, previsto dalla Finanziaria 2018, che aumenterà di oltre 650.000 € l’onere finanziario per l’Ateneo per i tre cicli attualmente attivi. L’incremento dovrebbe essere coperto con 20 MLN € aggiuntivi che saranno resi disponibili sul FFO (in particolare, sulla quota destinata agli interventi post-lauream), ma purtroppo l’Ateneo viene fortemente penalizzato nei criteri di distribuzione, potendosi di fatto prevedere un finanziamento aggiuntivo di circa 400.000 € soltanto. Pertanto, rimangono da coprire circa 250.000 € per le borse da erogare nel 2018, che non erano previsti in bilancio, in quanto approvato prima della Legge Finanziaria che ha introdotto gli aumenti.

Quest’ultimo passaggio induce ad approfondire l’analisi dei finanziamenti ministeriali per il dottorato. La somma complessivamente messa a disposizione degli Atenei è di circa 130 MLN €, che diventeranno 150 con i 20 MLN € aggiuntivi prima richiamati, dei quali UNIPA riesce ad ottenere soltanto il 2,1%, per un importo di circa 2,8 MLN € (sarebbero ancora di meno se non venisse applicata una clausola di salvaguardia rispetto all’importo dell’anno precedente). Come è noto, il nostro Ateneo ha una dimensione corrispondente a circa il 3% del sistema universitario nazionale e ottiene un FFO che corrisponde al 2,9% di quello nazionale per la Quota Base relativa al Costo Standard e al 2,7% di quello nazionale per la Quota Premiale. La percentuale del 2,1% è pertanto fortemente penalizzante, inducendo necessariamente ad un’attenta riflessione a partire dalla considerazione che, se raggiungessimo il pur limitato valore del 2,7% che otteniamo sulla Quota Premiale, riceveremmo circa 650.000 € in più per anno, che diventerebbero 800.000 € con l’incremento del FFO previsto da quest’anno. Saremmo quindi in condizione di finanziare 12 o 13 borse in più, senza oneri aggiuntivi per il bilancio (e addirittura 21 borse in più se arrivassimo al 3% che costituisce il nostro parametro di riferimento).

La ragione per cui la valutazione che i nostri dottorati ricevono è così penalizzante è principalmente da ricercare nel valore medio del parametro R + X dei nostri collegi. Si tratta, per ciascun membro di ogni collegio, della somma del rapporto tra le valutazioni dei prodotti presentati per la VQR e la corrispondente valutazione media nazionale del SSD di appartenenza (R) e del rapporto tra la percentuale di prodotti con valutazione eccellente o elevata ed il corrispondente valore medio nazionale del SSD (X). E’ un parametro del tutto irrazionale, in quanto un docente i cui due lavori abbiano ricevuto nella VQR la migliore valutazione possibile (due prodotti eccellenti) raggiungerà, ad esempio, il punteggio R + X = 3,3 se appartiene ad un SSD in cui i valori medi di R ed X siano entrambi pari a 0,6 ed il punteggio di R + X = 2,2 se appartiene ad un SSD in cui i valori medi di R ed X siano entrambi pari a 0,9. Pertanto, tale parametro crea una significativa distorsione tra i settori, premiando, al di là della specifica valutazione dei lavori scientifici, l’appartenenza a SSD e aree che nella VQR abbiano mediamente raggiunto le più basse valutazioni.

Purtroppo l’infatuazione bibliometrica dell’ANVUR, unita all’incompetenza e approssimazione che tale Agenzia costantemente mostra nel trattare i dati statistici, ci ha abituato a dovere fare i conti con indicatori stupidi e inconsistenti come questo. Un Ministero saldamente nelle mani di burocrati altrettanto incompetenti trasferisce poi questi parametri, con colpevole nonchalance, nei decreti di attribuzione delle risorse pubbliche agli atenei, costringendo l’università italiana a scelte che altrimenti nessuno penserebbe mai di attuare. Fin quando permarrà la generale silenziosa acquiescenza a tali indirizzi, un Ateneo come UNIPA non potrà ovviamente fare altro che cercare di limitare i danni, adeguando il più possibile le proprie valutazioni ai criteri che il ministero rende premiali.

E’ per questa ragione che il SA ed il CdA hanno allora introdotto nel Regolamento l’obbligo di mantenere un valore di R è X almeno pari a 2,7, contemperando questo vincolo con la possibilità alternativa di presentare collegi i cui componenti abbiano ricevuto una valutazione eccellente in almeno il 90% dei prodotti presentati (aiutando così i settori che, anche con valutazioni estremamente positive, non possono raggiungere la soglia di 2,7). Anche le altre modifiche regolamentari (obbligo di soddisfare almeno una delle condizioni previste per il riconoscimento di dottorato innovativo internazionale, innovativo intersettoriale o innovativo interdisciplinare, azzeramento del numero di posti senza borsa banditi dall’Ateneo, obbligo di attribuire una parte significativa delle borse a candidati che abbiano conseguito all’estero il titolo di studio) sono state introdotte allo scopo di rendere più favorevole la prossima valutazione e, attraverso un auspicato incremento delle risorse, consentire un aumento del numero di borse di studio bandite.

E’ opportuno richiamare anche un’altra modifica regolamentare, pensata per rendere meno penalizzante per i singoli docenti l’eventuale esclusione dal Collegio di Dottorato in conseguenza dell’appartenenza ad un SSD sfavorito dal criterio utilizzato e della valutazione VQR ricevuta (valutazione che, ricordiamo, perfino l’ANVUR definisce inadeguata per giudicare il singolo docente, salvo poi introdurla surrettiziamente attraverso l’uso dei parametri R e X). Si è infatti a tal fine introdotta esplicitamente la figura del co-tutor interno all’Ateneo, che collabora alle attività di formazione del dottorato e di tutorato. In questo modo si evita che la non appartenenza al Collegio dei docenti escluda una partecipazione attiva ed effettiva alle attività e si favorisce la creazione di piccoli gruppi di ricerca impegnati congiuntamente nell’indirizzo e coordinamento dei singoli dottorandi. Personalmente ritengo che il ricorso alla figura del co-tutor debba essere specificamente incentivata, approvando fin da oggi le regole di attribuzione delle risorse per il dottorato per il ciclo futuro e prevedendo in particolare una premialità per i dottorati che maggiormente utilizzino tale strumento.

L’ultima considerazione riguarda il numero di borse di studio che verranno finanziate. La Commissione Didattica e Ricerca del CdA, nella seduta del 13 febbraio, ha sollecitato la Direzione Generale ad una ricognizione delle risorse impegnate ma non spese, e quindi ancora disponibili, sui cicli precedenti, allo scopo di coprire gli incrementi di spesa correlati all’aumento dell’importo delle borse di studio. Inoltre, la Commissione ha evidenziato che, dei circa 2,8 MLN € che l’Ateneo riceve sul FFO vincolato all’utilizzo per interventi post-lauream, circa 850.000 € non vengono destinate alla copertura di borse di dottorato ma piuttosto ad assegni di ricerca (circa 280.000 €), alle borse di perfezionamento all’estero post-lauream (340.000 €), alle Scuole di specializzazione di area non medica (circa 230.000 €). In considerazione della situazione particolarmente critica per il finanziamento delle borse di dottorato, la Commissione ha quindi suggerito di destinare a tale scopo l’intero ammontare delle risorse destinate agli assegni di ricerca (che da anni non vengono finanziati su risorse di Ateneo) ed una parte consistente delle altre risorse prima richiamate. La ricognizione effettuata dall’amministrazione ha consentito, sulla base di queste proposte, di trovare le risorse, oltre che per la copertura degli aumenti previsti, per innalzare da 70 a 78 il numero di borse che verranno finanziate per il XXXIV e, successivamente, per il XXXV ed il XXXVI. Si tratta di un risultato importante e significativo, ma, ciononostante, il numero di borse finanziate dall’Ateneo rimane decisamente basso e inadeguato. In tutto il mondo infatti una parte rilevante dell’attività di ricerca è direttamente condotta dai dottorandi e pertanto una flessione pesante del numero di borse finanziate, come quella di quest’anno, si tradurrà inevitabilmente in un indebolimento della nostra capacità di ricerca. Credo che sia importante acquisire tutti la consapevolezza della necessità di trovare le risorse per tornare rapidamente a livelli accettabili di finanziamento delle borse di dottorato, che fino ad una decina di anni fa erano più di 150 per ciclo. Purtroppo tornare a quel livello richiederebbe un investimento aggiuntivo annuale dell’ordine di 5 MLN €, chiaramente ed evidentemente non alla nostra portata. Non possiamo tuttavia esimerci da uno sforzo straordinario anche in questa direzione che, ad esempio, potrebbe essere già avviato da quest’anno destinando una parte dell’utile di esercizio 2017 laddove, una volta approvato il bilancio ad aprile prossimo, si riscontrasse una disponibilità di somme adeguate.

Il tema è importante e strategico ed una soluzione dovrà essere necessariamente trovata, con prudenza, ma anche con lungimirante e coraggiosa proiezione verso il futuro.

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DM 610/2017 – Criteri ripartizione FFO (cfr. pag 12 per dottorato)

Parametri valutazione Dottorati italiani 2017

3 pensieri riguardo “Considerazioni sul dottorato di ricerca

  • marzo 2, 2018 in 10:49 am
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    Bellissimo tutto questo discorso se l’Ateneo di Palermo avesse effettivamente un ritorno di queste borse. Non è vero che questi dottorandi sono l’anima della ricerca, noi li formiamo, li addestriamo da studenti per poi di fatto regalarli agli Stati Uniti o ad altri stati. Di fatto l’Ateneo spende moltissimi soldi per finanziare queste borse ma poi non c’è un ritorno, neanche in termini di pubblicazioni che sono poi l’anima della valutazione del docente. Succede quindi che io docente del dottorato, mi coltivo gli studenti, cerco di avere un dottorato internazionale, ho le mie pubblicazioni Eccellenti per i fatti miei, ma poi non ho nessuno a cui far fare la ricerca…. i nostri laboratori sono vuoti….. assegni non se ne bandiscono più…. i dottorandi vanno all’estero e o rimangono là o tornano ma non hanno un post-doc, per cui è inutile addestrarli…. i colleghi stranieri non hanno ben che minima intenzione di inserire i nomi de tutor- italiani nelle pubblicazioni perchè non lo ritengono giusto se noi non facciamo altri esperimenti….. la desolazione più totale….

    Perchè non cominciamo a ragionare come una azienda privata, formiamo i giovani per farli tornare…. si un tempo all’estero ma che non sia tutto il dottorato, un ricambio tra dottorati e post-doc che garantisca la ricerca in loco….. noi non dobbiamo solo produrre bravi studenti…. ma ricerca…. ricerca che porta a brevetti …. e brevetti che possano essere il futuro dei nostri giovani…..
    Cerchiamo di far progredire l’economia del territorio, non dobbiamo solo sfornare bravi studenti….
    Ci ammazziamo a trovare fondi per borse di dottorato…. ma poi finanziamo la ricerca di altre Università non la nostra…. e noi andremo sempre indietro. Non togliete il post-doc incrementatelo….. meglio meno dottorandi e qualche post-doc in più….

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  • marzo 3, 2018 in 5:15 pm
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    Ottima analisi Enrico,

    purtroppo non possiamo che confermare, proprio in tempi così delicati come questi che stiamo passando, di transizione fra una legislatura ed un altra, che il sistema di attribuzione delle risorse MIUR per i dottorati, peggiorato dalla situazione siciliana, venga fuori da un pessimo e fuorviante lavoro di valutazione dell’ANVUR, ed anche da uno scellerato e comodo allineamento degli atti politici alla mera e numerica indicazione (errata) dell’ANVUR stessa. Concordo anche sull’estrema delicatezza della questione. Fra poco i laboratori e gli studi dei colleghi che con questo sistema sono stati estromessi da un collegio (e sono molti) si tramuterà in una assenza di “scuola di trasmissione del pensiero”. Per molti delle nostre scuole di pensiero, non ci sarà un trapasso di nozioni. Ed ovviamente respingo con forza il cattivo pensiero che quelli che scompariranno saranno quelli peggiori…..
    Speriamo bene
    Fabio

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  • marzo 10, 2018 in 9:16 am
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    Caro Enrico,
    grazie per la tua analisi e grazie anche per i condivisibili commenti sull’uso inappropriato dei parametri VQR per giudicare ancora una volta i singoli DOCENTI. Condivido le valutazioni di Fabio Caradonna e quindi non le ripeto.
    Voglio invece fare una considerazione sull’analisi della precedente valutazione dei Dottorati (XXXIII ciclo). Sfugge ai più, ritengo, il motivo per il quale l’Ateneo di Palermo ha scelto di elevare il valore di R + X ben al di sopra (2,7) del valore minimo riportato dai requisiti del MIUR (che ricordo essere pari a 2), dando poi la possibilità alternativa di presentare collegi i cui componenti abbiano ricevuto una valutazione eccellente in almeno il 90% dei prodotti presentati. Lo scopo dichiarato è aiutare i settori che, pur con valutazioni positive, non raggiungono la soglia.
    Manca, secondo me, nella tua analisi, il riferimento al dottorato precedente. Quale valore medio di R+X aveva ottenuto UNIPA nel 13° ciclo? Erano già state adottate tutte le misure per elevare la qualità dei collegi? Se non ripartiamo da lì come possiamo programmare il miglioramento? Ferma restando l’assurdità di questo meccanismo?
    Seconda riflessione sui co-tutor. Sono stata co-tutor di numerose tesi di dottorato negli scorsi anni, ben prima che la figura del co-tutor venisse inserita nel regolamento UNIPA. Ritengo che il co-tutor sia una figura esterna al gruppo di ricerca, anche per competenze e settore SSD, che contribuisce ad arricchire e ampliare la formazione del dottorando. Non vedo quale potrà essere la differenza per il singolo, tra l’essere co-tutor pre- e post-regolamento. Suona un po’ come la figura del professore aggregato… ma spero di sbagliare.
    Grazie per tenere vivo il nostro spirito critico.

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