Finanziaria 2018 – Una prima analisi

Il Senato della Repubblica ha approvato da alcuni giorni la Legge di Bilancio 2018, che si trova adesso in trattazione alla Camera dei Deputati. Sebbene in quella sede potrà essere introdotta qualche modifica, l’impianto generale appare ormai definito. Non si può certo parlare di una manovra orientata allo sviluppo e all’innovazione, in quanto gran parte dell’attenzione (e più dei tre quarti delle risorse) è stata concentrata sulla sterilizzazione dell’aumento dell’IVA previsto dalle clausole di salvaguardia introdotte da Berlusconi nel 2011 e poi variamente modificate e rinviate dai governi Monti, Letta e Renzi negli anni successivi. Neanche questa manovra risolve comunque la questione, limitandosi a rinviarla all’anno successivo.

Il resto della manovra, anche alla luce degli emendamenti introdotti dalle Commissioni del Senato, appare punteggiato da una miriade di micro-interventi di modesto respiro, su cui perfino la relatrice di maggioranza Magda Zanoni ha dichiarato che “ognuno ha portato acqua al suo mulino”. Un flusso di risorse che probabilmente si inserisce nel contesto pre-elettorale in cui siamo ormai pienamente entrati piuttosto che in quello degli interventi strutturali finalizzati alla crescita del Paese. Ma su questo immagino che nessuno si facesse molte illusioni…

Concentrando l’attenzione sulle parti della manovra di maggiore e più diretto interesse per l’università, il giudizio difficilmente può assumere toni diversi. Il vero essenziale intervento che sarebbe necessario, e che nemmeno quest’anno è arrivato, è infatti il cospicuo e strutturale rifinanziamento del sistema universitario, che soltanto con risorse aggiuntive dell’ordine del miliardo di euro potrebbe riassorbire i tagli dell’ultimo decennio. Richiamando un passaggio del recente Referto sul Sistema Universitario delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti: “la riduzione [della quota del finanziamento pubblico dell’istruzione terziaria] osservata in Italia è risultata superiore a quella di tutti i paesi europei colpiti dalla crisi, con eccezione della Grecia, Ungheria e Regno Unito, specie se confrontata con la crescita registrata, invece, in molte realtà, che hanno agito sul presupposto che l’istruzione superiore rappresenta uno dei fattori che incidono maggiormente sullo sviluppo di lungo periodo” (pag. 21, par. 1.1).

Possiamo pertanto solo limitarci a commentare i modesti interventi previsti che, essenzialmente, si riducono a quattro:

  1. la trasformazione degli scatti triennali in biennali con importi invariati (commi 344 e 345). Si tratta di un’interessante e, in prospettiva, apprezzabile intervento, che permetterà di fare crescere del 50% la rapidità delle progressioni stipendiali, consentendo di raggiungere nel corso della carriera le più elevate classi stipendiali ad una quantità di docenti molto più ampia di quanto sarebbe avvenuto con la periodicità triennale. Allo stesso tempo, tuttavia, si deve osservare l’assoluta inadeguatezza dell’intervento ai fini del recupero del blocco degli scatti stipendiali mantenuto per 5 anni, in quanto solo dopo un decennio un docente potrà raggiungere il livello in cui sarebbe stato inquadrato in assenza del blocco. Tale effetto è ulteriormente ritardato dalla modifica, apportata dal Governo già prima della presentazione del testo alle Camere rispetto al testo inizialmente circolato, che ha rinviato al 2020 l’applicazione della nuova progressione. L’intervento viene finanziato con incrementi del FFO di 80 MLN € nel 2020, 120 MLN € nel 2021 e 150 MLN € a partire dal 2022 (e pertanto in futuro, dal 2023, la maggiore incidenza degli scatti rimarrà a carico dei bilanci degli Atenei, senza ulteriori coperture sul FFO). In un separato articolo proverò a tratteggiare più tecnicamente gli aspetti della trasformazione del sistema delle classi, quantificandone gli effetti con riferimento alla situazione attuale e a quella che si sarebbe ottenuta con il “semplice” recupero dell’anzianità sottratta con il blocco degli scatti;
  2. il finanziamento di 1300 posti di Ricercatore a Tempo Determinato di tipo B (cui se ne aggiunge qualche ulteriore centinaio destinato agli Enti di Ricerca) (comma 347). L’intervento ricalca, ampliandone la portata del 50% circa, quello previsto dalla Finanziaria 2016, quando erano stati finanziati 800 contratti di RTDb. Le somme (12 MLN € per il 2018 e 76,5 MLN € a partire dal 2019) verranno attribuite agli Atenei sulla base della VQR, confermando ancora una volta l’incomprensibile orientamento di utilizzare esclusivamente i risultati della valutazione della ricerca, senza tenere in alcun conto le esigenze didattiche (un parametro molto più adeguato sarebbe stato, ad esempio, il Costo Standard). Sebbene la misura sia complessivamente positiva, come segnalato dal CUN sarebbe stato ampiamente preferibile un significativo incremento del FFO, nell’ambito del quale gli Atenei avrebbero potuto trovare anche le risorse per potenziare gli ingressi di RTDa e RTDb;
  3. l’incremento di 20 MLN € del fondo per il diritto allo studio, allo scopo di ridurre il numero di studenti che, pur avendo diritto alle borse, non le ricevono per l’inadeguatezza delle risorse (commi 348 e 349). L’incremento, pari a circa il 10% dell’importo attuale del fondo, viene finanziato attraverso varie riduzioni del fondo per le “Cattedre Natta” (10 MLN € nel 2018), di quello per il finanziamento della ricerca di base (10 MLN € sui 45 disponibili nel 2019) e di quello per la Fondazione Articolo 34 (originariamente destinato a pagare borse di studio di 15.000 € e che viene di fatto azzerato);
  4. l’incremento di 20 MLN € del FFO, destinato a sostenere i costi degli aumenti degli importi delle borse di dottorato (commi da 350 a 352). Poiché gli incrementi verranno definiti con successivo decreto del MIUR, è probabile che l’aumento del FFO li potrà coprire solo in parte, lasciando il resto dell’onere a carico degli Atenei. Anche questo intervento viene finanziato con una riduzione del fondo per le Cattedre Natta (5 MLN €) e di quello per il finanziamento della ricerca di base.

Con riferimento agli ultimi due interventi, in sé certamente positivi pur se di limitata portata, va notato che il finanziamento viene assicurato sottraendo risorse da altri capitoli di spesa relativi al sistema universitario. Con riferimento alle “Cattedre Natta”, in particolare, sembra ormai probabile che non verranno mai instituite, non essendosi ancora avviata l’applicazione di quanto disposto dalla Finanziaria 2015 (per quanto nel maggio scorso si parlò della prossima emanazione, poi mai avvenuta, di un DPCM che le disciplinasse). E questa appare una scelta molto saggia, considerando gli enormi limiti di quella nuova figura di super-professore che Renzi e Nannicini pensavano di creare. Poiché i relativi fondi (75 MLN €) in questi ultimi due anni sono confluiti nel FFO, da più parti sono pervenute richieste di abbandonare del tutto la misura e mantenere le relative cifre nel FFO. Purtroppo le scelte dell’attuale Finanziaria sembrano prefigurare un diverso destino di quelle somme, che verranno progressivamente erose destinandole ad altri interventi: in sostanza, quindi, le misure sulle borse di dottorato e sul diritto allo studio sono parzialmente finanziate attraverso riduzioni de facto del FFO.

Analoga considerazione si deve fare sull’altra fonte di finanziamento di queste misure: verrà ridotto in maniera consistente il finanziamento delle attività di ricerca di base (i 3.000 €/annui attribuiti al 75% dei Ricercatori e al 25% dei Professori Associati), già qualche mese fa ridotto di circa 1/3 (15 MLN €) dalla L. 96/2017 per finanziare le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica non statali. L’importo del singolo finanziamento rimarrà invariato nella misura dei 3.000 €, ma, ovviamente, se ne dovrà ulteriormente ridurre il numero e quindi la platea dei potenziali beneficiari. La consistenza del fondo, in conseguenza degli interventi della richiamata L. 96/2017 e di questo ulteriore taglio, si riduce quindi a partire dal 2019 dagli originali 45 MLN € a poco più di 20 MLN €. Un ulteriore segnale di quanto Governo e maggioranza del Parlamento credano nella ricerca in questo Paese.

Download: Referto sul Sistema Universitario delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti

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