Docenza di Riferimento. A che punto siamo?

Come è noto, le regole ministeriali prevedono per l’attivazione di un Corso di Studio (CdS) un numero minimo di “docenti di riferimento” (nel seguito DdR), tra i quali è pure previsto un numero minimo di professori (o un numero massimo di ricercatori, che è lo stesso). Il decreto attualmente vigente è il DM 987/2016, che ha apportato alcune modifiche rispetto al precedente DM 47/2013.

Il numero di DdR dipende, oltre che dal tipo di CdS (in generale, 9 per le L, 6 per le LM e 15 o 18 per le LMCU), anche dal rapporto tra il numero di iscritti al I anno nel biennio precedente (considerando il valore più basso tra quelli dei due anni antecedenti) e la “numerosità massimadella specifica Classe di Laurea, per come definita nel decreto vigente. Quando tale rapporto diventa maggiore dell’unità, si deve incrementare proporzionalmente il numero di DdR.

Pertanto, una distribuzione ottimale dei DdR consente ad un Ateneo di impegnare al meglio il proprio corpo docente, attivando nuovi CdS e/o aumentando il “numero programmato di accessi o l’utenza sostenibile. Negli anni passati, in conseguenza della rilevante contrazione del numero di docenti dell’Ateneo, si sono disattivati numerosi CdS, molti dei quali proprio per la difficoltà di individuare i necessari DdR. Oggi questo problema sembra essere in larga parte superato, ma rimane in molti casi la difficoltà di elevare i numeri programmati, anche laddove la richiesta dei potenziali studenti sembra più pressante, in quanto tale elevazione richiederebbe l’incremento del numero di DdR, oltre le possibilità dell’Ateneo.

Per tale ragione, nonostante l’aumento del numero di studenti sia ormai quasi unanimemente considerato uno dei più importanti obiettivi strategici dell’Ateneo, UNIPA, in conseguenza dei vincoli sui DdR, rinuncia ad immatricolare un numero consistente di studenti1.

E’ quindi evidente la necessità di compiere tutti gli sforzi per ottimizzare l’impiego della DdR. I dipartimenti e le scuole sono fortemente impegnati in tale compito, anche se, con le dovute eccezioni, lo sforzo sembra maggiormente concentrato nell’individuazione dei DdR necessari per i CdS esistenti, sulla base della numerosità programmata tradizionalmente stabilita, piuttosto che per ottenere recuperi di efficienza capaci di incrementare il numero di studenti immatricolabili in Ateneo.

Un’analisi della docenza di riferimento compiuta lo scorso anno sui dati dell’A.A. 2016/17 ha permesso di verificare che i 123 CdS attivi in quel momento, sulla base delle numerosità fissate, avrebbero avuto bisogno di 1083 DdR e che invece l’Ateneo ne impegnava 1258 (quindi, 175 in più del necessario), a fronte di 1527 docenti in servizio. Sebbene alcuni dei colleghi non risultino impiegabili come DdR (ad esempio, perché cesseranno dal servizio nel corso dell’anno, prima dell’inizio dell’insegnamento che altrimenti avrebbero potuto tenere) e i vincoli sul numero massimo di RU costringano a non considerare una parte di questa fascia di docenti, questi risultati evidenziavano una limitata ottimizzazione dell’impiego del corpo docente, con circa 270 professori e ricercatori non utilizzati e 175, come già richiamato, utilizzati in sovrannumero (in CdS in cui la loro presenza come DdR era, cioè, non necessaria).

Per superare tali criticità, durante la preparazione dell’Offerta Formativa 2017/18 si è posta un’attenzione ancora maggiore all’ottimizzazione dei DdR e, inoltre, il CdA ha introdotto, tra i criteri per la distribuzione tra i dipartimenti delle risorse per la chiamata di RTDa e RTDb, un parametro (con il peso non trascurabile del 30% sul totale) dipendente dal grado di impiego dei docenti del singolo dipartimento come DdR (cfr. Delibera CdA n. 7 del 20/12/2016, pag. 7, punto c). Spingendo così i dipartimenti ad aumentarne al massimo l’impiego.

Questi sforzi sono in parte riusciti a migliorare la situazione, aumentando la percentuale di docenti dell’Ateneo che svolgono il ruolo di DdR. Nell’A.A. 2017/18 sono stati infatti attivati 125 CdS, per i quali sarebbero stati necessari 1119 DdR (36 in più del 2016/17), a fronte di una numerosità di docenti che intanto si è ridotta a 1507 unità. Si è quindi passati da un grado di utilizzo dei docenti del 70,9% nel 2016/17 (1083 DdR necessari con 1527 docenti in servizio) ad un valore del 74.2% (1119 DdR necessari con 1507 docenti in servizio). E’ però evidente come esistano ancora ampi margini di miglioramento che, anche mettendo in conto un’ulteriore contrazione del corpo docente nei prossimi anni, consentirebbero non soltanto di mantenere l’attuale offerta didattica, ma anche di allargare le possibilità di accesso attraverso l’incremento dei valori – o, auspicabilmente, perfino la rimozione – dei numeri programmati.

Per ottenere tale risultato è però necessario verificare in quali settori l’impiego dei docenti come DdR sia particolarmente basso (segno di un’eccessiva numerosità di docenti) e concentrare le risorse per i nuovi ingressi di personale in quelli che invece presentano le maggiori criticità. Allo stesso tempo, sarà necessario da parte di tutti mettere in gioco la massima elasticità e disponibilità, accettando di tenere i propri insegnamenti, ove se ne manifesti l’esigenza, nei CdS che presentino le maggiori difficoltà di reperimento di DdR (un professore o ricercatore può essere impiegato come DdR soltanto nei corsi in cui svolge attività didattica).

Tutto questo non può essere ovviamente il frutto di regolamenti e imposizioni, ma soltanto il risultato di uno sforzo comune reso possibile dalla percezione di un impegno costante di tutti gli organi accademici per venire incontro alle legittime aspettative del corpo docente dell’Ateneo. In quest’ottica, un tema che forse è venuto il momento di affrontare con coraggio è quello della necessaria retribuzione della didattica dei ricercatori che, in particolare per quelli che vedono lontano il conseguimento dell’ASN ed il possibile passaggio alla fascia degli associati, costituirebbe un segno tangibile della riconoscenza dell’Ateneo nei confronti di quanti si impegnano al di là dei propri doveri istituzionali.

A questo link è possibile scaricare il file con i dati sulla docenza di riferimento dell’Ateneo, ottenuti attraverso una rielaborazione delle informazioni presenti sul database ufficiale www.universitaly.it (direttamente alimentato dai dati trasmessi dai nostri uffici). Il file contiene anche l’elenco dei docenti che nell’A.A. 2017/18 non risultano tra quelli di riferimento per nessun CdS.


Numero difficile da stimare, in quanto molti tra quelli che non riescono ad accedere al percorso formativo desiderato optano per altri CdS dell’Ateneo, magari meno ambiti, e quindi entrano comunque a far parte del corpo studentesco di UNIPA.

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